L’Alpino   2 comments

Si chiamava così la moto che papà comprò di seconda mano. Non ricordo se era una Guzzi o una Gilera, rammento che era grigia e sul serbatoio c’era la scritta “Alpino”. L’aveva comperata per necessità, gli serviva per andare a lavorare al cantiere navale Picchiotti a Viareggio.

Viareggio e Camaiore distano circa dodici chilometri e prima della moto quel tratto di strada papà lo faceva in bicicletta. Era così orgoglioso della sua moto! Noi bambini gli chiedevano spesso di portarci a fare un giro e lui ci accontentava volentieri. La mamma sempre apprensiva si raccomandava dicendogli: “Stai attento Gianni! Vai adagio, non farmi stare in pensiero, sei così sbadato!”

In questo aveva ragione, oltre a essere sbadato era anche sicuro di sé; diceva che gli altri dovevano fermarsi, la precedenza l’aveva sempre lui!

Una volta ero con lui, stavamo andando a Viareggio; all’incrocio di Ponte di Sasso un camion aveva la precedenza. Lui avrebbe dovuto fermarsi, invece rallentò convinto di farcela, io da dietro a dirgli: “Fermati papà, non ce la fai… non ce la fai!” E lui: “Ma sì che ce la faccio!”

Come non detto… prese in pieno la targa. L’autista scese dal camion inveendo e bestemmiando come un turco (noi toscani non abbiamo rivali per quanto riguarda le imprecazioni). Il papà, calmo, spense la moto, quindi, rivolgendosi a quell’uomo ridendo, disse: “Occorre che vi arrabbiate tanto… ora ve la sistemo io!” (Allora si usava dare del voi agli sconosciuti).
Con le sue manone raddrizzò la targa. L’uomo ripartì continuando a bestemmiare. Papà tutto tranquillo riaccese la moto esclamando: “Mamma mia quanti moccoli per una targa accozzorata (ammaccata)! Io invece ero diventata tutta rossa per la vergogna, sarei sprofondata volentieri sotto terra.

Una volta dette un passaggio alla mamma. Arrivati a Viareggio mia madre si accorse di avere solo una scarpa, l’altra l’aveva persa per strada. Le risate che ci facemmo quando il papà ce lo raccontò dicendoci: “Per quella babbalocca di vostra madre m’è toccato tornare indietro, e meno male che la scarpa l’abbiamo ritrovata!” E lei: “Non me n’ero accorta, mi s’era addormentata la gamba eppoi le scarpe mi stavano larghe!” e rideva.

Per forza la perse: gliele aveva regalate la zia Lora, la quale aveva un numero in più di scarpe.

L’incidente più grosso l’ebbe quella volta che era insieme al mio nonno materno Fortunato, Fortù (La mia nonna Maddalena, Maddale’, diceva che avrebbe dovuto chiamarsi Sfortunato visto che si faceva imbrogliare da tutti. Ma questa è un’altra storia!) Ad un incrocio andò a sbattere contro una macchina americana scoperta, guidata da una bella bionda. Mio nonno si ruppe il setto nasale, il mio papà solo qualche graffio. Quando andai a trovare mio nonno in ospedale mi apostrofò dicendomi “È tutta colpa di tuo padre s’era incantato guardare la bionda, per questo è andato a sbattere”

L’assicurazione di quella donna risarcì tutti e due, per cui fu colpa di mio padre. Ma nessuno riuscì a persuadere mio nonno del contrario, lui rimase con la convinzione che l’incidente era avvenuto a causa della distrazione di papà, per ammirare la bionda dai capelli lunghi!

In seguito papà vendette l’Alpino e comprò una Vespa e anche con quella ebbe una serie di disavventure, per fortuna non molto gravi. Comunque lui rimase dell’idea che gli altri dovevano fermarsi!

La mamma scherzando diceva che il papà era un po’ matto: “È tutta una razza!” esclamava ridendo!!!

Ripensandoci… i miei genitori erano due “toscanacci” mattacchioni. Avevano il senso dell’umorismo, ridevano, vedevano il lato comico anche nelle situazioni serie. Devo dire che questa caratteristica me l’hanno trasmessa, anch’io cerco di sdrammatizzare e spesso mi prendo in giro facendo dell’ironia.

Il ricordo più bello che ho dell’ “Alpino” fu quella volta che papà mi portò a Lucca passando dal Montemagno : che sensazione, giù per le curve a tutta velocità, i capelli al vento, la brezza sul viso, ed io aggrappata al mio papà!

23 giugno 2013

Caro papà, oggi è il tuo compleanno, auguri! Quanti anni avresti compiuto? Sei nato nel 1914 per cui avresti avuto 99 anni ! Domani sarebbe stato anche il tuo onomastico: San Giovanni! Ti ricordo sempre con tanto affetto sai…ciao papà!

Dicembre 2013

Hai visto papà! Chi l’avrebbe mai detto il tuo raccontino ha vinto un premio letterario!

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Pubblicato 20 novembre 2011 da Anna Maria Berni in Uncategorized

2 risposte a “L’Alpino

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  1. Cara Anna Maria,bel raccontino davvero, questo dell’Alpino! Trasmette a chi lo legge, sia la voluttà provata dal tuo papà nel possedere la motocicletta, con cui , come per i giovani d’oggi, poteva manifestare e sfogare l’esuberanza, la forza e la quasi superficialità tipica nella gioventù, sia la grande immensa fiducia che tu,figlia . trasportata da un ,simile padre, a cavallo della moto, a velocità sostenuta a dir poco con incoscienza, hai sempre nutrito in lui. Ciao dalla tua amica Gabriella.

    • Sai Gabriella, ci tengo molto a questo raccontino, perchè parla soprattutto del mio papà,(anzi pappà,così noi lo pronunciamo)
      pensa…l’ho letto ad alta voce quando è stato presentato il volumetto. Ero emozionata naturalmente, però mi ero sentita
      come se gli avessi fatto un omaggio. Sicuramente conoscendolo, papà sarebbe stato contento e orgoglioso di me.
      Ripensandoci, devo dire che ho avuto coraggio a leggere in pubblico, credo che lui mi abbia dato la spinta necessaria per farlo. Sono quelle cose che si sentono a pelle, belle e inspiegabili.
      Ormai mi sono buttata (Non dalla finestra eh!)Gabriella e continuerò per questa via anche con l’aiuto dei tuoi suggerimenti.
      Grazie amica mia…ciao!

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