Il trasporto   13 comments

Può sembrare che voglia parlare di sentimento amoroso, non so… provare un impulso irresistibile per una persona, sentirsi “trasportata” verso di essa da una passione travolgente. Oppure, il “trasporto” inteso come un mezzo per intraprendere un viaggio…

No, non è di questo che desidero ragionare bensì del trasporto funebre”!

Non è poi un argomento così lugubre, anzi, lo ricordo come una cosa folcloristica. Quand’ero bambina, tutti i funerali passavano da via di Mezzo per andare al cimitero. Era come se avessero dovuto fare la “passerella”, con la gente ai bordi della strada . Non essendo coinvolta emotivamente, li osservavo con curiosità e scorgevo anche i lati buffi.

In testa c’erano gli uomini della Compagnia al quale il defunto apparteneva, due portavano il lanternone. Ogni Chiesa aveva la sua confraternita e si distingueva per i colori delle mazzette il copri spalle tipo mantellina con il cappuccio. A me piaceva molto quella appartenente alla Chiesa del Suffragio, era più suggestiva e consona per un corteo funebre.

Dietro c’era il parroco con il turibolo contenente l’incenso e due chierichetti.Uno era così bellino, mi garbava tanto,  purtroppo si fece prete!

Seguiva la bara portata a spalla, i parenti tutti compunti nel loro dolore, gli amici e i conoscenti. In coda c’erano le orfanelle del convento di San Francesco, vestite con una mantella marrone abbottonata con due alamari d’ottone e la papalina in capo. Ognuna di loro aveva una candela accesa in mano.

Che tristezza farle partecipare ai funerali, già erano senza genitori… Ma alcune monache non avevano gran cuore! Lo dico perché ho avuto modo di conoscerne. Però devo ammettere che avevano tanti pregi, come insegnare l’educazione, le buone maniere, il rispetto, la disciplina, la musica, il canto, il ricamo. Suor Orsolina ci insegnava persino a soffiarci il naso con un certo contegno!

Ma torniamo al corteo. Se il trapassato era stata una persona importante, oppure agiata, era accompagnato dalla banda municipale e con il suono della marcia funebre il trasporto era davvero bello e struggente. Infatti si usava  dire: “Che bel funerale è stato, quanta gente e quanti fiori c’erano!” Anche questo era un argomento per parlare e commentare.

Allora Camaiore era come una grande famiglia, tutti sapevano tutto di tutti; certo, c’erano i pettegolezzi, le maldicenze, ma, come dice una bella canzone di Giorgio Gaber, c’era partecipazione, che voleva dire condivisione, esserci, insomma, si trattava del cosiddetto calore umano, che nelle situazioni dolorose era consolatorio.

Una volta toccò a me fare la “passerella”. Fu per il funerale della mia nonna paterna . Io e mia sorella Maria Rita eravamo subito  dietro la bara con un mazzo di fiori in mano. A me sembrò così imbarazzante  passare in mezzo a tutta quella gente e dover assumere un’espressione addolorata, anche perché non lo ero. Ero piccola e la nonna l’avevo conosciuta poco, dato che era stata malata. A peggiorare le cose ci si misero le mie tre amichette, Paola, Melania e Mariella, le quali mi accompagnarono per tutto il tragitto, fino al cimitero, guardandomi ridendo…Fu difficile restar seria. La mamma mi rimproverò tanto.

Il primo dolore che sentii  fu per un ragazzo della mia età, Romeo. Morì tragicamente in un incidente stradale. Lo esposero nella chiesa del Suffragio,  mi fece tanta  impressione, ci rimasi così male che da quel giorno i funerali non mi interessarono più.

Ho voluto descrivere i miei “trasporti”, perché fanno parte del prezioso bagaglio dei ricordi. Li osservavo con gli occhi ingenui di una bambina, era come assistere a sfilate pittoresche,  o processioni, niente di più, per questo li trovavo belli e interessanti.

Certo, con il dolore, quello vero, non si può scherzare. Però il lato comico c’è in quasi tutte le situazioni, anche nelle più tragiche. Alle volte diventa una necessità  minimizzare, sdrammatizzare,  per poter sopravvivere con meno angosce a questa bella, tremenda, misteriosa, tragicomica vita!

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Pubblicato 21 novembre 2011 da Anna Maria Berni in Uncategorized

13 risposte a “Il trasporto

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  1. Bravissima nel descrivere in modo così brillante senza esagerare, per un tema così triste.
    Sto ridendo in ufficio

    • Cara Licia, mi ha fatto piacere sapere che ti sei divertita a leggere il trasporto.Vuol dire che hai il senso dell’umorismo.Grazie anche per gli altri commentini.Spero che prima o poi riuscirai a leggerli tutti. Con affetto Annamara

  2. Scusa Annamaria se solo oggi sono riuscito a leggere il tuo racconto sul funerale. Purtroppo nei giorni scorsi sono stato impegnato a seguire Paola che ha dovuto subire un intervento al rene sinistro. Per ora tutto è andato bene. Ha deciso di farsi operare a Ravenna perchè conosce quel chirurgo e puoi immaginare il disagio dovuto alla neve che, per tutto il periodo, ci ha tormentato. Comunque tutto è bene quel che finisce bene. Tornando al racconto non posso fare altro che dirti “brava”. Brava per aver saputo rendere piacevole e, oserei dire, divertente un argomento così triste. Io, che ho sempre sostenuto che di queste cose bisogna parlarne con disinvoltura, non posso fare a meno di complimentarmi con te. Per ora ti debbo lasciare, ma spero di risentirti presto. Un abbraccio a tutti voi anche da parte di Paola. Bruno

    • Caro Bruno, ho piacere che sia andato tutto bene alla Paola, falle tanti affettuosi auguri da parte mia.Sono contenta che tu abbia letto “Il Trasporto” e ti sia piaciuto, è uno dei raccontini ai quali tengo di più, per il fatto che penso di essere stata coraggiosa a trattare un argomento così delicato. L’ho scritto in chiave ironica e se t’è garbato vuol dire che hai il senso dell’umorismo.Sai Bruno,dovremmo ogni tanto ridere di noi stessi e prendere tutto con un pò di filosofia per poter andare avanti meglio.Avrei piacere se tu leggessi l’ultimo racconto che si intitola, “Il 20 di maggio” è molto carino (mi piace come lodo il mio cavallo, ah,ah!) e c’è un finale a sorpresa.Naturalmente fallo quando avrai tempo e voglia.Casomai, fammi sapere se i racconti li vedi con le foto. Una mia amica è andata nel mio blog, ha visto gli scritti senza le fotografie, si vede che dipende con quale motore di ricerca uno trova il sito. Chiedo troppo? Abbi pazienza Bruno, è una mia curiosità, te l’ho detto che non sono tanto brava con il computer.Ti abbraccio Annamaria

  3. no, non ricordo il cognome, aveva un negozio in via di mezzo da parrucchiera, il nonno aveva una pompa di benzina sul prado,

    • ho messo il link al tuo racconto sul mio sito hai visto?

      • Sono andata sul suo sito ed ho visto delle belle fotografie tre cui una, se non sbaglio su Castelluccio. A parte il fatto che non so cosa sia un link, non ho molta confidenza con i termini del web, forse vuol dire passare pagina? Mi farebbe un favore me lo dicesse…

      • in pratica ho meso il tuo articolo sul mio sito, quindi chi viene nel mio sito e ci clicca viene sulla tua pagina e può leggere quello che hai scritto del nostro camaiore

      • Ah! Grazie molto gentile! Ho conosciuto il famoso fotografo, era un tipo molto originale ed apprezzatissimo, spesso fanno le sue mostre qui a Senigallia.Le invio una poesia che ho scritto in italiano e in camaiorese, può darsi che ci sia qualcosa anche in viareggino perché lì c’ho vissuto sette anni, comunque c’ho provato, l’ho anche recitata e mi sono divertita un mondo, perché mancando da tanti anni dai miei luoghi è come avessi fatto un omaggio alla mia terra. Devo dire che ha ottenuto un discreto successo, ah ah! Grazie dell’attenzione.. Se ha piacere le invierò qualche altra cosa di Camaiore che non è pubblicata sul blog

        buona giornata!

      • Mi sono morso le mani ripensando a giacomelli che avrei potuto conoscere dato che negli anni sono venuto varie volte a pesaro dove era nata mia madre e forse potevo fargli visita alla tipografia, pazienza, l 11 luglio avrei voluto conoscere la nipote ma era impegnata e forse nemmeno interessata, le avevo chiesto un autografo e una foto insieme da inviare ad amici comuni, pazienza, si mi farebbe piacere leggere cose che hai scritto sul filo del racconto dove ci sono nostri paesani e nostri posti, poco fa ero a prendere l acqua alla casetta del sindaco a bozzano e mi ha riconosciuto un signore nativo di casoli che abita li’, forse mi ha visto in ospedale e indovina il discorso su chi e’ caduto? Sugli strani incroci della vita, anche se a volte molto brevi… A febbraio c e il carnevale di fano, scherzando ho detto a mia cugina che sarei andato a fotografarlo, non so ma se lo facessi allora avrei piacere di conoscerti, da pesaro sono pochi km, vedremo, semmai ti faro’ sapere, scusa se do’ del tu, ma siamo vicini d eta’ e il “voi” alla camaiorese mi sembra fuori epoca ahahah…

      • Non direi proprio vicini di età, io sono del 1944, però va bene il tu, è diventato di moda, anche alle persone molto anziane si usa subito apostrofarle con il tu, a me comunque risulta difficile, hai ragione il voi è antico, ricordo lo davo ai miei nonni, altri tempi… Visto che hai detto che ti farebbe piacere leggere i miei raccontini ti invio “i necci”. Dove si trova bozzano? Se vieni a Pesaro perché no? Avrei piacere…

      • necci con la riotta, boni… e le mondine della vera le hai mangiate? cmq nn mi è arrivato nè quello di stamani nè questo, dove me lo stai inviando? prova con l’email bcsergio@email.it, aspetto in ansia, stasera ho capito del tuo trasferimento verso roma, tuo padre dal cantiere picchiotti si spostò ad altro cantiere? cmq ha avuto un bell’epilogo tutto… fammi sapere, ciao…

      • come ti ho già scritto a castelluccio c’ero a luglio poi sono risalito e m,i sono fermato a senigallia dove pensavo di poter vedere la nipote di giacomelli il famoso fotografo, ma nn venne, abbiamo pranzato in centro e nel pomeriggio ho proseguito per pesaro dove avevo prenotato un ristorante dove cenavo con moglie e cugina pesarese…

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