La voce del padrone   2 comments

Da tanto tempo i miei genitori avevano intenzione di comperare la radio. Quello che li tratteneva dal farlo erano i soldi, costava cara e all’epoca era considerata un bene di lusso. dopo tanti ripensamenti finalmente decisero di comprarla a rate e la ordinarono.

Nel frattempo papà fece una mensola di legno per collocarla in bella vista in salotto. Naturalmente non vedevamo l’ora di vederla.

Ricordo bene la scena di quando arrivò il rivenditore con un grosso scatolone con su la scritta: “Radio Marelli”. Era un bel tipo il signor Bolletti, moro con gli occhi neri e molto gentile. Indossava un trench  grigio e calzava un cappello messo sulle “ventitrè” alla Humphrey Bogart, aveva un  abbigliamento simile a quello che l’attore portava nel film Casablanca, gli assomigliava.

Tirò fuori la radio dallo scatolone e la posizionò sulla mensola. Era un bell’oggetto, faceva un figurone…di legno di noce, con l’altoparlante dorato, il quadrante di vetro, aveva solo tre manopole: una serviva per accendere e regolare il tono, l’altra per sintonizzare le stazioni, la terza per le frequenze. Sotto l’altoparlante c’era una mascherina con raffigurato un cane seduto che ascoltava un grammofono e sopra di essa la scritta: “La voce del padrone”.

Dopo aver spiegato alla mamma le varie funzioni, il signor Bolletti l’ accese. Subito si illuminò di verde l’occhietto magico, dopo alcuni secondi iniziò la musica e una voce maschile intonò: Perché non sognar? Perché non sperar? Ch’io possa rivederti un attimo… mormorarti ancor che l’anima, si illumina di te…Di te primo amor, di te grande amor, risento i dolci baci trepidi…. La mamma tutta contenta e incredula si rivolse a me esclamando: Senti Annamari? Neanche l’avessero fatto apposta, è proprio la canzone che mi garba tanto!

(Oggi sono andata a cercare il cantante su internet e ho scoperto che si trattava di Claudio Villa).

Non ricordo esattamente l’anno in cui comperarono la radio, forse era il 1950, 51 ero piccola, eppure rammento tutto così bene. Sicuramente ero una bambina curiosa, ma il merito della mia memoria fu soprattutto dei miei genitori i quali ci rendevano partecipi delle loro cose.

Ad esempio quando andavano al cinema, il giorno dopo ci raccontavano la trama del film che avevano visto, descrivendoci con enfasi i personaggi, gli attori, i costumi e noi bambini lì ad ascoltarli a bocca aperta!

Comunque la forza trainante era la mamma, era estroversa, aperta, affettuosa, parlava molto, come una radio sempre accesa. Quando papà non ne poteva più, in tono scherzoso, le diceva: Adriana!  Spengi la voce del padrone!

Risentii per caso la canzone qualche anno fa, riproposta da Nilla Pizzi in una trasmissione televisiva, mi commossi tanto… anche perché la mamma era morta da poco.

Ogni tanto mi sorprendo a canticchiarla e allora, in un flash rivedo: la radio nuova di zecca sulla mensola, il signor Bolletti e la mia mamma che ride tutta contenta!

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Pubblicato 21 novembre 2011 da Anna Maria Berni in Uncategorized

2 risposte a “La voce del padrone

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  1. Incredibile il ricordo dei dettagli così precisi…
    Commovente

    • Mi sono accorta che anche questo commento non ha una replica. Ti ringrazio Licia sei stata molto gentile.
      Sai, sono affezionata a questo raccontino perchè è rimasto nitido nella mia memoria,
      se chiudo gli occhi rivedo tutta la scena e mi commuovo….
      Ti abbraccio Annamaria

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