L’incontro fatale   6 comments

Accadde nel novembre del 1963. Io e la mia famiglia c’eravamo da poco trasferiti  da Viareggio ad Anzio.

Andai con mia sorella Maria Rita a Roma a far visita agli zii Pina e Alfonso. Proprio quel giorno mio zio doveva andare a ritirare un referto medico in una clinica dove era stato precedentemente ricoverato. Visto che eravamo lì pensò di portare anche noi.

La clinica si trovava sulla via Cassia e si chiamava Villa Serena. Arrivati ci accomodammo in sala d’aspetto dell’ambulatorio, quando all’improvviso sentii  uno scatto forte alla maniglia, la porta si aprì  di colpo e apparve lui in tutta la sua imponenza!  In camice bianco, alto,  biondo, con gli occhi azzurri, un tuffo al cuore! Ci presentammo. Ricordo bene lo sguardo di quel gigante che mi “squadrava” di sottecchi da capo a piedi mentre parlava con lo zio. Fu per tutti e due un colpo di fulmine. Da quel giorno ebbe inizio la nostra storia. Eh sì, per me era proprio lui ed è stata la mia  croce e delizia per 43 anni.

Zio Alfonso che si dilettava a dipingere, fece un acquerello su cartoncino della clinica, ce lo regalò con una dedica che diceva: Ad Annamaria e Bruno in ricordo del loro primo incontro. Lo feci incorniciare, il quadro è ancora lì appeso alla parete, automaticamente mi ci cade l’occhio, fa parte degli oggetti  che mi sono più cari.

Poco dopo iniziammo a frequentarci. All’epoca lavoravo ad Anzio in un negozio di moda: Boutique Luise. Era situato nel piccolo porticciolo. Mi piaceva lavorare lì, godevo di una bella visuale: il mare! Quando l’insenatura era sgombra da pescherecci e Yachts, con lo sguardo potevo spaziare, in successione vedevo: la spiaggia di levante, quella di Nettuno col suo bel castello, tutta la costa di Foce Verde e in fondo al litorale il maestoso Circeo. Il famoso Monte dove secondo la leggenda Ulisse rimase ammaliato dalla Maga Circe.

Anzio dista circa 50 chilometri da Roma. Bruno appena poteva mi raggiungeva. Che bello quando veniva a prendermi! Mi aspettava con la sua Fiat 1100 in prossimità del  negozio, restava seduto in macchina con il braccio appoggiato fuori dal finestrino. M’è rimasto impresso quell’atteggiamento. Ricordo una volta eravamo a Roma, quel giorno tirava la tramontana, lui guidava tranquillamente tutto spavaldo col finestrino aperto tenendo il braccio all’esterno con le maniche della camicia arrotolate. Pensai che forse essendo nato al nord il clima della capitale non gli faceva un baffo! Anche se sentii freddo non ebbi il coraggio di dirglielo. Non so perché ma avevo soggezione di quell’omone che amavo tanto, capace di grandi slanci e che, nonostante quei gesti d’altruismo nel medesimo tempo alle volte, aveva il  potere con una sola parola di demolirti.

Andavamo al mare a Lido delle Sirene, la spiaggia di ponente. Spesso ci recavamo di pomeriggio, aspettavamo che tramontasse il sole per poter avere un po’di intimità. Ho sempre fatto caso ai tramonti, l’ho ammirati qui dalla mia finestra a Senigallia, sono rimasta incantata da quelli nel deserto della Tunisia, l’ho guardati con meraviglia in Nigeria, quando il sole si adagiava dietro le colline di Ozubulo creando una molteplicità di colori.

Invece lì, sulla spiaggia, non apprezzavo la bellezza del tramonto. Consideravo il sole dispettoso perché non si decideva a tuffarsi in mare, mi sembrava impiegasse un’eternità per dare spazio alla notte. Quando finalmente scendeva l’oscurità compariva magicamente uno scenario da sogno: Il cielo trapuntato di stelle, la luna argentea riflessa nell’acqua, il mormorio dolce delle onde, avevo la sensazione di volare…

Era l’estate del 1964 e Fred Buongusto cantava: Una rotonda sul mare…

I sogni non durano mai a lungo, finì l’estate. Bruno tornò a Trieste e poco dopo decise di andare a lavorare in Africa in un ospedale governativo, gestito da suore irlandesi. L’ospedale si chiamava Joint Hospital, il complesso era situato nei pressi del villaggio di  Ozubulo (Onitsha) nell’est Nigeria.

Partì la primavera successiva, andai a salutarlo all’aeroporto di Fiumicino. M’è rimasto stampato nella mente quel distacco. Andò con un aereo di bandiera olandese la Royal Dutch Airlines. Osservai attentamente l’aeroplano mentre si avviava verso la pista di decollo. Mi colpì il frastuono del rullio dei motori sempre più forte man mano che procedeva per prendere velocità  poi lo slancio, quasi un’impennata verso l’alto e su fino ad arrivare in quota… continuai a guardarlo finché non diventò un piccolissimo puntino luminoso all’orizzonte. Ebbi una stretta al cuore e mi sentii improvvisamente sconsolata, mi resi conto in quel momento che sarebbe stato difficile vivere lontano da lui… Infatti lo raggiunsi lo stesso anno, nonostante i venti di guerra che spiravano in quelle zone.

Partii per l’Africa la vigilia di Natale. Anch’io mi imbarcai dall’aeroporto di Fiumicino, con un areo inglese, era l’unica linea diretta per Lagos. Ci sposammo tre giorni dopo nella Chiesa di S’Teresa a Uli, dopo una serie di peripezie dovute ai primi  scontri fra etnie diverse. In seguito si intensificarono sfociando in un conflitto: la guerra del Biafra. Era il 27 dicembre del 1965.

Anna Maria Berni

Annunci

Pubblicato 21 novembre 2011 da Anna Maria Berni in Uncategorized

6 risposte a “L’incontro fatale

Iscriviti ai commenti con RSS .

  1. Sai, Anna Maria, è piacevole leggerti.Il tuo stile è leggero, diretto; è lo stile degli scrittori che preferisco. Dalle prime righe capisco subito se un libro mi appassionerà… e i tuoi racconti hanno proprio questo potere…Ti appassionano dalle prime battute.
    Brava!
    Particolarmente mi è piaciuto “l’incontro fatale”. Forse perchè conoscevo il tuo Bruno e quando lo vedevo pensavo anch’io fosse un gigante!
    Ciao

    Marinella Massacesi
    • Grazie Marinella del commento e grazie soprattutto per avermi definita una scrittrice, troppo buona… Sono comunque orgogliosa del mio ” lavoro”, per il fatto che è autentico non ho inventato nulla…non c’ho” ricamato “sopra.Sai ho avuto la fortuna di passare una bell’ infanzia e questo ha fatto si che ricordassi le cose belle,perciò sono riuscita a descriverle dettagliatamente.
      Invece per quanto riguarda i ricordi meno belli, si tende sempre a rimuoverli, è una forma di strategia per soffrire meno.
      Mi sono però prefissata di scrivere anche quelli, vedremo…..
      Ciao Annamaria

  2. Un racconto struggente, bellissimo…. ricordo ancora, da bambino, l’orgoglio della nonna, della mia mamma:”L’Annamaria dell’Adriana ha sposato un dottore e fa la signora”….

  3. In questo momento anch’ io mi sento una farfalla. Sono rispuntato dopo tanto tempo. Non volevo scriverti prima, avevo paura di essere banale, per cui ho preferito far passare un po’ di tempo. Sai, in fondo, anch’io mi sento in qualche modo “artefice” dell’ incontro fatale. Mi piace pensare che se Bruno ed io non fossimo stati amici, quasi certamente egli non sarebbe mai venuto a Roma e l’ incontro fatale non ci sarebbe mai stato. Ciao Anna Maria, un abbraccio forte forte. Bruno

    • Ti ringrazio del commento Bruno,sai, pensare che nella vita sia tutta una fatalità ci consola, specialmente nelle difficoltà, vedere le cose sotto questa ottica ci permette di andare avanti con meno fatica, naturalmente parlo per me.Contraccambio il tuo abbraccio, con affetto Annamaria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: