Il venti di Maggio   12 comments

                                                                                                                                                                                                        Senigallia, 10/01/2012

Il venti di Maggio,

Questa data mi riporta alla mente la festa di Pontemazzori uno dei tanti paesini sparsi sulle colline di Camaiore. Quel giorno era usanza andare a fare merenda lassù.  Non ricordo che ricorrenza fosse o che santo si festeggiasse, a me interessava soprattutto la festa.

Ero attratta dalle giostre, dalle bancarelle piene di dolciumi, dalla musica, dall’atmosfera carica di allegria …. e gli odori, quegli odori  cosi buoni e forti, di zucchero caramellato, di mandorle tostate, di menta, di liquirizia, di brigidini all’anice.

Sono rimasti tutti nella mia memoria olfattiva, ogni tanto mi capita di risentirli in qualche fiera, ma in maniera diversa, perché oggi si sono aggiunti altri sapori come la pizza, la patatine fritte, la porchetta, la piadina, per cui adesso c’è un cocktail di odori.

Nonostante questa mescolanza di aromi, riesco lo stesso a distinguere “i miei profumi antichi” e quando li risento provo un senso di benessere come se per incanto tornassi bambina.

La stessa sensazione magica la percepisco  quando annuso una foglia d’alloro, facendo così: spezzo la foglia in due, la odoro intensamente ed ecco che mi ritrovo immersa nella pineta di villa Rolandi Ricci al Secco di Lido Camaiore quand’ero alle colonie marine. Le giornate si svolgevano in questo modo: il mattino lo passavamo al mare, verso il tocco andavamo a desinare dentro il parco della villa e ci restavamo per tutto il pomeriggio. Nel sottobosco c’erano tanti arbusti di varie specie tra cui l’alloro.Noi bambine giocavamo con esso.

Prendevamo le foglie e le attaccavamo ad una ad una con gli aghi dei pini e creavamo così, delle collane, cinture, borsette, braccialetti, corone , con queste ci agghindavamo e ci divertivamo un mondo  a fare le civettuole, assumendo un’aria altezzosa facendo finta di essere: regine, principesse, gran signore.

Questi erano i nostri giochi preferiti. Avevamo una fervida fantasia e ci bastava poco per inventare delle favole.

Il fatto di non avere molti giocattoli a disposizione acuiva il nostro ingegno.

Ci divertivamo anche a fare suonare l’erba. Raccoglievamo dei fili d’erba isaga, l’accostavamo alla bocca, la tiravamo bene con le dita, poi soffiavamo piano finché quello “strumento” non emetteva un suono e come un prodigio usciva sempre una musica melodiosa.

Qualche volta arrivava “strombazzando” il signor Del Dotto con il suo triciclo carico di gelato. Quel giorno era davvero una vera festa. Ci radunavamo  intorno a lui trepidanti e vogliosi di assaggiare per primi le sue  leccornie, sceglievo sempre il cono al cioccolato, ricordo, gustavo quel gelato con voluttà, cercando di farlo durare il più a lungo possibile, me lo godevo al massimo. All’epoca apprezzavamo tutto, qualsiasi piccola cosa ci rendeva felici, anche un gelato da dieci lire a pallina!

La sera tornavamo a Camaiore con l’autobus, quello lungo snodato, noi lo chiamavamo “l’autobus con il vagone attaccato dietro” e tutti contenti ritornavamo a casa cantando “quel mazzolin di fiori”.

Qualche anno fa, sono andata in bicicletta con mia sorella M.Rita in quel lungomare per vedere se c’era ancora la famosa villa; non c’era più,era stata tramutata in un albergo a cinque stelle.Il parco non era più allo stato selvaggio com’era allora. Però  erano  rimaste intatte la recinzione e la cancellata d’ingresso, quest’ultima ancora molto bella, lavorata in ferro battuta e “adornata” da due  grossi lampioni dello stesso stile.

Non so se i padroni fossero stati dei nobili ma certamente nobili erano stati  soprattutto di cuore, visto che avevano messo a disposizione la loro casa per la gioia di noi bambini.

Se non sbaglio la prima moglie dell’attore Vittorio Gassman, l’attrice Nora Ricci faceva parte di quella famiglia.

Mi accorgo di aver deviato … ho incominciato a raccontare la festa di Pontemazzori e mi sono ritrovata nella tenuta di villa Rolando Ricci.

Non lo faccio apposta mi viene spontaneo, man mano che scrivo , i ricordi emergono si susseguono, si intrecciano ed è per questo che perdo il filo del discorso.

Dai…vediamo se riesco a dipanarlo per bene  a riallacciarmi al racconto iniziale che era? La merenda!!!

La mamma per il pic-nic preparava: polpette e carciofi fritti. Le polpette le faceva con le patate lessate e schiacciate, parmigiano, uova,aglio, prezzemolo, sale e pepe. Infine per insaporirle aggiungeva due o tre salsicce di “Lillino” perché secondo lei erano le migliori.

Spesso mandava a me a comperarle; mi ricordo quando entravo in quella bottega di suino si sentiva un profumino …(ecco che ci risiamo con gli odori!)… di cotechino, di sorpressata,di biroldo (è un tipo di sanguinaccio), di strutto, di lardo e naturalmente di salsicce, così buono da far venire l’acquolina in bocca.

Di nuovo ho perso il filo … allora è proprio un vizio eh!!??

Mescolava il tutto dopodichè formava delle polpettine, le infarinava con il “fiore” (farina) e le friggeva in padella con poco ’olio d’oliva perché costava caro e bisognava economizzare. Devo dire che nonostante la mamma usasse poco olio i suoi fritti erano sempre squisiti.

I carciofi e le polpette le metteva in una zuppiera, che avvolgeva con una grosso canovaccio bianco ed assieme al pane e un litro di vino l’infilava dentro la sporta.

La sporta era una borsa tipica delle casalinghe in uso a quei tempi, era composta con tanti pezzettini di pelle di vari colori a forma triangolare.

Il compito di portare la borsa spettava al papà; la mamma diceva che si sarebbe stancata troppo a fare tutta quella strada con quel peso.

Lui lo faceva comunque volentieri, era una persona altruista il mio papà!

Se chiudo gli occhi rivedo nitidamente la sua figura longilinea: cammina bello dritto, con la “sporta” a mano, l’incedere spedito e con quella sua espressione sempre buona e sorridente. Andava lesto lui!

Noi bambini tenevamo il suo stesso ritmo, eravamo ansiosi di arrivare.

La mamma restava quasi sempre indietro, ogni tanto lo chiamava in tono scherzoso dicendogli: Oh Gianni! Aspettami, rallenta il passo! Lo vedi che non ce la faccio???Ma che furia hai?

Allora … dove eravamo rimasti? Ah, sì! Così tutti insieme uscivamo di casa e ci incamminavamo in quel di Pontemazzori. Passavamo dal Prado(giardinetti) poi imboccavamo quel bel viale ombreggiato da alberi di tiglio profumati.

Arrivati, facevamo una visitina in chiesa, un giro per la bancarelle dove la mamma comprava a me e a mia sorella una collana fatta di noccioline e in ultimo cercavamo un posto tra gli ulivi dove mangiare.

Finito di merendare, noi bambini giocavamo a nascondino su e giù per le” piane”(gradoni disposti a terrazza).

Una volta mentre stavo giocando a quel gioco scorsi i miei genitori che si baciavano appassionatamente, come facevano Clark Gable e Vivien Leigh in una scena del film “Via col vento.”Lì per lì ci rimasi male, mi sentii in imbarazzo soprattutto per la mamma, forse nella mia ingenuità pensavo che le mamme  non facessero certe cose.

Oggi rammentando quell’episodio mi viene da sorridere, in fondo anche per loro era un giorno di festa, si amavano e ad aumentare la loro allegria aveva contribuito il litro di vino bianco che si erano “trincato” tutto!

Tornavamo a casa che era buio ed erano le lucciole ad illuminarci la strada. Quante ce n’erano… e che spettacolo fantastico con quelle loro lucine intermittenti! Sembravano tante stelline sfavillanti!

Arrivata a casa riuscivo a sempre a catturarne qualcuna e metterle dentro ad un bicchiere rovesciato sul tavolo , poi cantavo questa filastrocca:

Lucciola, lucciola vien da me che ti do il pan del re,

che ti do il pan di regina,

lucciola, lucciola maggiolina!”

Ero curiosa di vedere come funzionasse la loro luce e se continuasse a risplendere anche dentro il vetro.

Non ricordo che fine facessero le povere lucciole, suppongo morissero asfissiate per mancanza d’aria.

Ricapitolando, il 20 di maggio lo associo: alla festa di Pontemazzori, alle polpettine e ai carciofini di mamma, alle collane di noccioline, ai baci appassionati dei miei genitori, alle lucciole e per ultimo, che è la cosa più importante, alla nascita del mio secondogenito Gianluca, perché guarda caso … è nato proprio il 20 maggio del 1968…!E’ una concidenza? boh?!

Mi piace però questa cosa e poi è stata utile per lo spunto di come finire questo raccontino!

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Pubblicato 26 gennaio 2012 da Anna Maria Berni in Uncategorized

12 risposte a “Il venti di Maggio

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  1. chissà… se sia una coincidenza! comunque molto bello, questo racconto. fa entrare nella festa di Pontemazzori ed essere lì tra quei mille odori, sapori e sensazioni!!! bello!
    Gianluca

  2. Grazie Anna Maria per aver condotto anche me in quell’atmosfera! Questo racconto trasporta in quei luoghi e quei tempi e la magia degli odori mi ha riaccompagnata per un attimo anche alla mia infanzia. Per cui grazie ancora! 🙂 Monica

    • Grazie di nuovo per il bel commento, ti voglio bene, Annamaria

    • Cara Monica, non sono sicura se ieri ti è arrivata la mia replica, sul mio blog c’è scritto che il commento è in attesa di moderazione.Nel dubbio lo riscrivo, così ne approfitto e ti ringrazio per tutti e due i commenti.Sono contenta d’averti coinvolta nei miei profumi,d’altronde fanno parte dei nostri ricordi, quando li risentiamo ci portano indietro nel tempo e ci fanno sognare.Ad esempio, quando sento l’odore forte dell’olio d’oliva bruciato, mi ritorna alla mente la processione del venerdì santo.Le case erano tappezzate con le luminarie di varie forme alle quali erano appesi dei bicchieri contenenti acqua e olio d’oliva e restavano accese con uno stoppino, lo spettacolo era da favola, ma una odore così acre…quando lo risento mi viene istintivo dire:ecco è l’olio di Gesù morto!Che dire della cecina, del castagnaccio, dei ballocciori(sono delle castagne lessate con il finocchio selvatico, basta così, altrimenti non finisco più… Di nuovo grazie, baci Annamaria

  3. Cara Anna,
    “Il 20 di Maggio” è un racconto dettagliato della festa, vivace, brioso che rende bene l’atmosfera di allora. Con una scrittura piana e scorrevole fai rivivere le sensazioni e i ricordi come se il tempo non fosse passato.
    Brava, mi è garbato!
    Oriano

    • Eccomi Oriano, scusa se ti rispondo in ritardo. E’ vero mi ricordo tutto così bene come fosse l’altro ieri.
      Sarà forse perchè ero felice all’epoca. Mi rammento quando alla sera tornavamo a casa io sottobraccio alla mamma, ero
      così contenta…lo scintillio delle lucciole contribuiva a far finire in bellezza la giornata.
      Sai, pensando a quel viale, mi è venuto in mente quando ti vidi attorniato da i tuoi amici, stavi venendo giù dalla
      Pieve,camminavi dritto come un soldato, mi guardasti e mi facesti l’occhiolino, lì per lì rimasi sorpresa dal tuo
      comportamento, poi mi resi conto che avevi bevuto. Corsi subito ad avvertire la mamma che si trovava in chiesa dell’Angelo alla
      benedizione.Mi ricordo che ti sentisti male,penso che sia stata la prima ed ultima sbornia della tua vita.
      Se chiudo gli occhi rivedo la scena: te che cammini impettito… eri bello Orià! Alto, biondo,con quel bel ciuffo ondulato…
      allora non ti mancavano i capelli eh! Ero così orgogliosa di te, piacevi a tutte le mie amichette.
      Ciao fratello!

  4. Era la festa dell’ascensione, anche io andavo a piedi fino a pontemazzori, tagliando anche per strade interne, dopo il prado, c e via roma, tutta alberata, mio padre ci andava a vendere la “grattachecca” (granite fatte con un raschietto usando le stanghe di ghiaccio prese dal baldaccini, parlando del mare, anche mio padre vendeva bomboloni e pizze sulla spiaggia del lido ma non in zona colonie dove c era Gigi… Da piccolo aiutavo anch io mio padre a vendere sul mare, sento ancora la sabbia bruciarmi i piedi… Che ricordi… Di molti anni addietro ma lucidamente descritti, grazie!

  5. Hai ragione, me lo ha fatto notare anche mio fratello, mi sono confusa con la festa alla Pieve, dopo tanti anni… Sai come chiamavamo la granita? Tripolino, che buona!!!

  6. la faceva mio padre a pontemazzori appoggiandosi come banchetto al suo amico rino piagentini che avevo un banco alimentare…

  7. Che bello il viale ornato dai tigli profumati, ancora ne sento l’odore… Così il tuo papà faceva il “tripolino”! lo compravo sul Prado, lo vendeva una donna anziana con gli occhiali ad i capelli bianchissimi, mi è rimasta impresso la sua figura…

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