La Madalé   18 comments

19 maggio 2012

Mi piace intitolare così il raccontino che desidero dedicare alla mia nonna materna Maddalena.

Voglio parlare anche di lei, se non lo facessi peccherei di parzialità nei suoi confronti, visto che ho scritto qualcosa riguardo a suo marito Fortunato e poi vale la pena spendere anche per lei due paroline. A suo modo era un personaggio.

Vediamo se riesco a descriverla come si deve ….

Allora … per tutti noi era la Madalè,  le sue figlie compresa la mamma dicevano che Maddalena era il nome adatto a lei, le confaceva per il fatto che piangeva spesso come faceva  Maria  Maddalena di Gesù.                                                                                                   

Naturalmente la prendevano in giro affettuosamente per ridere.

Io vorrei chiarire una cosa: la nonna piangeva e rideva allo stesso tempo, non si disperava poi più di tanto, oramai era diventata un abitudine lamentarsi, lo faceva in maniera simpatica era una sua caratteristica .

Fisicamente era bellina, aveva i capelli neri, lisci, lucidi,erano sempre brillanti, eppure le donne di una volta non li lavavano di frequente, forse sarà perché ogni volta li sciacquava con l’aceto? Mah … probabilmente il fatto di non trattarli come facciamo noi donne d’oggi faceva sì che rimanessero sani e belli.

La nonna ebbe la fortuna di non imbiancarsi, morì ultraottantenne con tutti i suoi capelli neri. Li pettinava facendo una treccia che arrotolava dietro la nuca formando una crocchia. Anche gli occhi erano neri, come il carbone.

Aveva delle belle labbra carnose, “seminoni”. Seminoni….mi piace questa espressione  la voglio sottolineare per dire che non dovremmo dimenticare le parole o espressioni dialettali, fanno parte della nostra cultura  ci sono più congeniali,  sono anche molto colorite. Noi usiamo dire quando una donna ha le labbra grosse e sensuali: Quella lì ha le labbra così grosse che quasi quasi le semina! Da qui la parola “seminoni”…. è carino no?Non è dispregiativo anzi ….

Tornando alla nonna devo dire che aveva dei bei lineamenti.

Cucinava molto bene, fare da mangiare era la sua principale preoccupazione.

Dalla sua cucina proveniva sempre un profumino  delizioso che si diffondeva per tutto l’appartamento.

A lei bastava avere un pentolino sul fuoco, tutto il resto passava in secondo piano. Infatti c’aveva un “casino” in casa …

La mamma diceva che quando entrava in casa della nonna doveva farsi il segno della croce per il disordine che vi regnava. Anzi per la “sprecisione” come diceva lei, insomma c’era un quarantotto!Si usa dire un quarantotto riferendosi alla guerra del  1848, Il tremendo quarantotto, da qui le espressioni:  è successo un quarantotto, c’è un quarantotto! Ecco, la casa della nonna sembrava quella “roba lì”.Comunque a me  piaceva suo quarantotto! Io potevo “frugare” dappertutto, tanto non le dava fastidio, lei stava bene nella sua “sprecisione”.

Quanto mi garbava curiosare nel primo cassetto del comò, c’era di tutto: fiammiferi sparsi, pezzetti di candele, foto ingiallite, caramelle di liquirizia, di menta, di rabarbaro( quest’ultime amarissime), santini, rosari, siringhe, spille da balia, pennini per scrivere, la dolce Ochessina, le pasticche del Re Sole….Un vero bazar!!!

Per non parlare poi della cassapanca, mi ci potevo tuffare dentro, era grande e strapiena di roba, ce n’era per tutti i gusti.

La nonna non buttava via nulla  lì, potevi trovare: vestiti per neonato, cuffiette, cappelli, maglie, pantaloni da uomo, cappotti, gonne, tutti conservati con la naftalina ma messi alla rinfusa, per cui io potevo tirarli fuori, giocarci, indossarli e ributtarli dentro senza piegarli, lei a queste cose non  faceva caso, era fatta così!

Era per questo che  mi piaceva tanto stare con la nonna.

Quando fui operata di tonsille, avrò avuto circa cinque-sei anni la mamma mi lasciò in convalescenza da lei, ricordo che dovevo stare a dieta, avevo una fame!!!

Un giorno, la nonna raccomandandomi di non alzarmi dal letto  si assentò per andare a fare la spesa, io invece disubbidiente andai in cucina a cercare da mangiare.

Trovai solo un pezzetto di pane duro, lo presi e salii sul davanzale della finestra dove era steso su una corda un plaid a quadri di colore celeste e marrone ,ricordo benissimo il colore di quella coperta. Mi appoggiai alla corda e incominciai a mangiare avidamente il tozzo di pane, la corda si ruppe e  caddi giù dalla finestra.

Quando rivenni, ricordo alcune donne intorno a me che erano accorse spaventate, vidi la nonna sbucare dall’angolo del caseggiato impaurita, precipitarsi verso di me temendo il peggio.

Invece batteì solo il naso sul marciapiede, mi portò in casa prese della carta gialla, la bagnò con l’acqua e la tenne premuta sul mio naso affinchè non si gonfiasse.

Allora c’erano quei metodi, in quel caso il rimedio della nonna fu provvidenziale.

Mi andò bene, avrei potuto rimanerci “secca” su quel marciapiede.

Si dice che ogni  bambino abbia il suo  angelo custode. Quel giorno il mio angelo non mi abbandonò.                         

Vorrei concludere questo raccontino dedicato alla Madalé con una frase che lei usava dire quando mangiava: Un bel bicchierotto di vino “scevro” è proprio quello che ci vuole!

Ecco questa era la mia nonna  Maddalena, una figura buffa e simpatica.

La ricordo sempre con tanto affetto

Annamaria

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Pubblicato 19 maggio 2012 da Anna Maria Berni in Uncategorized

18 risposte a “La Madalé

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  1. Che bello!!! Che brava sei!!! Mi hai fatto venire ancora un tuffo al cuore!!!! Lo sai Annamaria che ho dormito in camerina con la nonna Madalè fino alla fine, accompagnato dalla sua dolcezza e dal dolore profondo della scomparsa del nonno Fortù. Fino all’ultimo mi ha rimboccato le coperte, baciandomi la fronte. La rammento ancora, piccola e curva, che praticamente non vedeva quasi più, a chiedermi “Giusè me lo infili l’ago”! Non puoi immaginare quanto mi mancò, quando, sei mesi dopo in nonno, anche lei decise di andarsene. Mi piace però immaginarmeli lassù che, tra un litigio e una carezza, ci gaurdano benevoli. Un bacione!!!!!!!!!!!!!

  2. Brava Anna Maria, con questo tuo racconto anche la figura della tua nonna prende vita e viene verso di noi
    con una grande carica di simpatia. Hai descritto bene quel disordine e quell’abitudine a lamentarsi che la
    rendono così vera e così simpatica. Ciao Marinella

    Marinella Massacesi
    • Grazie Marinella del commento, molto gentile.Sai,rileggendo il raccontino ho notato degli errori di punteggiatura,
      ma io non sono nè un insegnante nè una scrittrice professionista, per cui va bene così… mi accontento.
      Sono contenta che ti sia piaciuto “Cassonetti” quando vedrò Gianluca glie lo riferirò.Non ti preoccupare per il libro
      lo puoi tenere e magari farlo leggere a qualcun’altro, tanto io ce l’ho personalizzato, ossia, con una bella dedica che mio
      figlio mi ha scritto.Non sono più venuta alla banca del tempo perchè mi fanno male gli occhi e non posso stare tanto sul computer ,peccato…è
      una finestra aperta al mondo e mi sarebbe piaciuto perderci un pò di tempo, pazienza…
      Di nuovo grazie…ciao Annamaria

  3. Ciao Annamaria, ti avevo postato un commento, ma non lo vedo più…. non sono simpatico al tuo blog?

  4. Riprovo a postare un commento, augurandomi che ai “moderatori” piaccia….
    Come ti invidio Annamaria, solamente per il fatto di esserti potuta godere di più i nonni! Della nonna Madalè conservo un intatto e puro ricordo. Non so’ se ti ricordi, ma io ho dormito con lei in cameretta fino alla fine dei suoi giorni e rammento ancora il suo rimboccarmi le coperte, baciandomi dolcemente la guancia. Piccola e curva, oramai praticamente cieca, con capelli neri corvini, lunghi e lisci sempre raccolti in una crocca, a dirmi: “Giusè me lo infili l’ago”, perchè ancora cuciva e lavorava in cucina…. Quanti ricordi scatenano in me i tuoi racconti!!! Grazie Annamaria e se hai altre foto della nostra famiglia pubblicale o inviamele!!!

    • Finalmente ho scoperto l’arcano!!! Ero io che dovevo approvare i commenti, ossia, cliccando sull’ icona approva del mio sito.
      Ora tutti i tuoi commenti sono sotto i miei raccontini, grazie Giuseppe, sono davvero contenta.
      In quella cameretta io ci dormivo con la tua mamma quando lei era ragazza ed io una bambina.
      Ricordo che mi portava al cinema, la sera prima di addormentarci commentavamo il film che avevamo visto.
      Sapessi quante volte le ho tenuto il “moccolo”. La nonna era contenta quando c’ero io con lei, si raccomandava dicendomi:
      Annamarì, stai attenta all’Angela con tutti quei ragazzi che le vanno dietro….Ho tanti ricordi anche della tua mamma.
      Risponderò a tutti i tuoi commenti anche se in ritardo, oramai ho imparato.
      Baci a te e a tutta la tua famiglia Annamaria

  5. ora si capisce da dove viene quel tuo tocco di pazzia! ;o)
    bel ritratto, questo della mia bisnonna Madalè, una bella tipa, simpatica e confusionaria.
    brava!
    gianluca

    • Sono contenta che ti sia piaciuto il raccontino la Madalè.
      Per quanto riguarda il tocco di pazzia lo reputo un complimento, le persone un pò estrose
      sono anche “molto” intelligenti, no!?
      Ciao mamma

  6. Cara Anna,
    ho letto attentamente questo racconto. Mi è garbato molto! Colorito, dettagliato, vivo, rende bene il personaggio della nonna Madalè, che ho conosciuto molto bene e la ritrovo uguale, proprio come l’hai descritta.
    Riguardo alla sua proverbiale sprecisione, mi ricordo ora quanto mi disse la ma’ riferendosi al periodo in cui loro stavano a Baccano, quindi al tempo che fu…
    Il nonno Fortunato la mattina non riusciva mai a trovare i calzini “accompagnati”, e per questo, ma non solo, considerando il carattere fumino del nonno, gli giravano le scatole. Dopo un po’ arrivava la Madalè: “Fortu’, ho trovato un calzerotto, ora vado a cercarti quello uguale….” e lui, giù, una sfilza di moccoli!!
    Ancora brava!
    con affetto
    tuo fratello Oriano

    • Caro fratello, sono così contenta che ti sia garbato il racconto della nonna, ci tenevo tanto alla tua opinione lo sai.
      Comunque è venuta fuori la persona simpatica quale era. Anchio mi ricordo la storia dei calzini, era proprio da ridere…Però anche “Fortù” a farle fare nove figli poverina…per forza non trovava i calzini!!!
      L’altro ieri mi ha chiamato la Rita, meno male, quando si fa sentire vuol dire che sta meglio.
      Hai per caso delle foto della nonna?
      Grazie mille per il commento.
      Baci dalla tua sorella Annamaria

  7. Carissima Anna Maria, ho sorriso con gioia alla descrizione della figura simpaticissima della tua ” sprecisa” cara nonna Madalè. Hai ancora una volta saputo meritarti un ” brava Anna Maria ” Continua a scrivere i tuoi ricordi familiari in modo così garbato . Però sarebbe bello poterli vedere i tuoi racconti-ricordi riuniti in un unico tomo così da poterli far assaporare con diletto alle nostre amiche . Per ora non posso che rinnovare le mie congratulazioni per il tuo bello scrivere e non preoccuparti per la punteggiatura, chè il tuo modo di raccontare è piacevolissimo , immediato e vivace..Ciao dalla tua amica Gabriella.

    • Ma che bel commento mi hai inviato Gabriella!!! Stai a vedere che ora mi monterò la testa e mi darò un sacco di arie
      da gran scrittrice…

      Grazie sei sempre gentile.Ho piacere che i miei racconti ti facciano sorridere, vuol dire che un pizzico di ironia sono riuscita a mettercela.
      Voglio raccontarti una curiosità riguardo alla foto: risale al 1922-23 e la bambina in braccio alla nonna è la mia mamma
      Adriana, pensa… la nonna si era fatta fotografare per avere un ricordo della figlia, perchè tutti le dicevano che la
      bimba non sarebbe sopravvissuta essendo molto gracile, meno male che non morì, altrimenti io non sarei nata!
      Hai ragione,piacerebbe anche a me fare un volumetto dei racconti, intanto ho comprato la stampante,poi si vedrà…
      Un abbraccio Annamaria

  8. mi fa tanto piacere leggere tutti questi racconti! Ogni volta riesco ad aggiungere un pezzettino al puzzle della sua bella famiglia. E’ come un dipinto che prende forma pian piano e ogni personaggio lo caratterizza con colori e luci proprie. Che bello, mi entusiasmo e mi immedesimo in ogni nuova storia. Grazie per questo bel “viaggio” e complimenti per il tono così vivo che riesce a dare ogni volta ad ogni personaggio.
    un bacione 😉
    Monica

    • Sai Monica, è come farli rivivere i miei cari e sento di aver fatto loro un regalo, per non dimenticarli.
      Sono stata fortunata ad avere avuto l’opportunità di parlarne, perchè così ho la senzazione di sentirli più vicini.
      Sappi che non ho finito di scrivere eh!! Il prossimo racconto sarà su mio zio Umberto, anche lui era un bel personaggio.
      Ti ringrazio Monica per il bel commento e ti abbraccio augurandoti “tantissime” cose belle! Annamaria

  9. Carissima Anna Maria che meraviglia! Il tuo racconto mi ha portato indietro negli anni, tanti anni. Che ricordi i cassetti di mia nonna e la credenza dove sempre cercavo (un nunsochè) che era un qualcosa di buono , una sorpresa. Sei molto brava, la tua scrittura è scorrevole piena di grazia ed ha il profumo della primavera! Per questa sera mi fermo qui e mi complimento anche per gli altri racconti che ho letto sopra. Tornerò presto a trovarti. Un carissimo abbraccio. Elisabetta Freddi.

    elisabetta Freddi
    • Grazie Elisabetta per le belle parole, sono contenta soprattutto che tu ti sia riconosciuta in certi racconti,
      è come condividere i miei vissuti con altre persone. Queste cose mi fanno sentire meno sola e mi gratificano.
      Contraccambio l’abbraccio Annamaria

  10. Ognuno di noi conserva i ricordi della nonna e da dove lo deduco? La mia nipotina è molto legata a mia moglie che sopperisce spesso all’assenza della madre quando lavora. Per lei è una festa quando può dormire nel lettone con la nonna (io sono costretto a cambiare camera!). Tu parli della tua nonna e mi fai ricordare la mia. Lei mi chiamava “furminant” (fiammifero) perché ero un discolo. Mi ricordo che anche lei diceva le cose si buttano dopo sette giorni che puzzano e poi mi raccontava del terremoto ( che chiamava “dringulin” dal verbo dondolare). Queste espressioni mi hanno ispirato altrettante poesie dialettali. Brava Annamaria … le nostre nonne, anche se lontane fisicamente erano non solo della stessa epoca, ma custodivano sicuramente gli stessi valori morali e affettivi.

    • La nonna, questa figura così materna, io me la rammento simpatica e giovanile, aveva avuto la fortuna di non imbiancarsi e questo le dava un tono da sbarazzina. Me la ricordo bene quando pettinava i suoi bei capelli lunghi, nerissimi e lucidi. Cucinava molto bene. I “matuffi” erano la sua specialità. Scommettiamo che non sai cosa sono? Si trattava di polenta morbida condita con il sugo di carne, parmigiano e mozzarella, fatta a strati e messa per qualche minuto al forno, era squisita!

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