Archivio per settembre 2013

La musica del mare   Leave a comment

rotonda1Stamattina non riuscivo a decidermi se andare in spiaggia, tentennavo, mi sentivo stanca. Però poi ho pensato: l’estate è brevissima, sarà meglio che ne approfitti finché è caldo. Così ho rotto ogni indugio e sono partita per il mare.

Sono arrivata al lido n. 79  verso le undici. Ho fatto una passeggiata lungo la battigia dove sostano tante bancherelle piene di ogni tipo di mercanzia, tra cui i libri a soli quattro euro l’uno.

Mi sono fermata per dare un’occhiatina ed ho scelto di comperare un volume di Roberto Gervaso intitolato “Ve li racconto io.” Tutta soddisfatta del mio acquisto, mi sono recata al bagno n. 73 a fare due chiacchiere con la mia amica Rita.

Dopodiché mi sono tuffata nell’acqua. Il mare era agitato, in burrasca come piace a me. Mi sono divertita un mondo a gettarmi tra le onde spumeggianti, cantando: è bello è bello il navigar, è bello è bello poter remar, l’azzurro intenso ci fa sognar, è bello è bello il navigar… Non so perché, ma ogni volta che mi butto, automaticamente mi viene in mente questa canzone, è come un riflesso incondizionato che immediatamente mi riporta alla memoria Suor Giovanna, lei mi aveva insegnato a cantarla quando ero alle colonie marine a Lido di Camaiore.

viareggio(Mi pare di vederla: dritta come un fuso, alta, magra, con il piglio severo, intenta a impartirmi la canzoncina. Indossava la tonaca ed il velo di cotone bianco. Sul punto vita portava un grosso crocifisso di legno con un Gesù d’ottone, infilato e sorretto dalla cintura di corda. Era grosso quel cristo! Doveva essere pesante e fastidioso portarlo tutto il santo giorno! Io lo interpretavo come una penitenza, un “fioretto” da fare per meritarsi il paradiso! Anche il velo secondo me era un vero supplizio: inamidato, teso, le copriva il capo e parzialmente la fronte, era fermato stretto, sotto il mento con un lungo spillo con la capocchia a forma ovale di madreperla! Mi chiedevo come facesse a sopportare una simile tortura, specie con il caldo! Si vede che era votata al sacrificio e forse portava quel “peso” con la speranza di passare un domani a miglior vita!)

Quando sono “a mollo” mi sento allegra e leggera. Tutti i pensieri negativi volano via, lontano, ed io mi immedesimo in quei momenti, estraniandomi dal mondo che mi circonda, godendomi appieno quegli attimi magici. Così la mia mente inizia a galoppare, rievocando i tempi che furono. Quando ero una bambina felice e protetta dai miei genitori. Avevo la sensazione di essere racchiusa in una bolla di sapone, fluttuante e fosforescente. Lì, ero al sicuro!

Dopo il bagno sono andata al bar a gustarmi un panino imbottito con la cotoletta impanata. Poi sono tornata sotto l’ombrellone e mi sono seduta sullo sdraio. Era l’ora di pranzo, la gente era andata a mangiare per cui mi sono ritrovata quasi sola sulla spiaggia.

Davanti a me tra un ombrellone e l’altro s’è aperto uno scorcio di mare. Sono rimasta incantata da quel quadro ed ho iniziato ad osservarlo attentamente, seguendo con lo sguardo il moto dei cavalloni che con la loro cresta bianca si infrangevano a riva creando una “valanga” di spruzzi. Ho ammirato i colori variopinti dell’acqua che cangiavano tra il grigio perla, il verde salvia, l’azzurro e, laggiù sullo sfondo all’orizzonte dove sembrano congiungersi mare e cielo, una tinta più intensa: blu elettrico! Splendido!

farfalle-in-voloA completare e ad abbellire lo scenario stamattina hanno contribuito le farfalle.  Ce n’erano una marea, tutte di colore bianco. Volteggiavano leggiadre in fila vicino all’acqua, sembravano tante perle di luce luminose e scintillanti. Vedere uno sciame di farfalle svolazzare sulla spiaggia, è stato un fenomeno insolito, stupefacente e spettacolare!

Ho socchiuso gli occhi lasciandomi cullare dalla voce del mare. Quel fragore mi ha portato ad un’ eco lontano e con il pensiero ho intrapreso un viaggio verso la mia Versilia. Con la “ musica del mare” sono volata a Viareggio in darsena, esattamente al bagno Oasi. Mi sono rivista ragazza con le mie amiche, Angela e Rosetta. Che allegria… eravamo tutte e tre spensierate e sognavamo ad occhi aperti!

Era il mitico 1960 e Peppino di Capri cantava: Si mme suonne “int” e suonne che faje nun è peccato…E si, nzuonno nu vaso mme daje… nun è peccato!

Il vocio dei bagnanti ha spezzato l’incantesimo ed io sono tornata alla realtà!

Annamaria

Pubblicato 9 settembre 2013 da Anna Maria Berni in Uncategorized