La bicicletta   Leave a comment

fausto_coppi_gino_bartaliOggi è stata una bella giornata, una di quelle da ricordare. Non perché siano successe cose eclatanti, ma per il fatto di essere riandata dopo tanto tempo in bicicletta. Non la posseggo, abitando in collina non mi serve non riuscirei a fare la salita. Veramente anni addietro provai ad andare con la bici in città, all’andata andai giù facilmente, mentre la via del ritorno la dovetti percorrere a piedi con il velocipede a mano. A malincuore ci rinunciai, però mi è rimasto sempre il rammarico di non poterlo fare.

L’altro giorno la mia amica Nedda che sta in città, mi ha gentilmente proposto di andare a fare un giro con una delle sue bici, non mi è parso vero e ho subito accettato. Tutta contenta sono andata a casa sua, abbiamo inforcato le biciclette e siamo uscite in strada, appena fuori, ho incontrato Maria Chiara anche lei a cavallo delle due ruote, mi sono voltata per salutarla… in quel mentre ho incappato nel marciapiede e facendo un bel capitombolo mi sono ritrovata per terra con le ginocchia “sbucciate”. Fortunatamente non mi sono fatta tanto male, però sono rimasta mortificata. Ho pensato: ma guarda un  po’ dopo tanto tempo  cosa mi ricapita… Perché c’è da dire che in passato sono caduta tantissime volte da quel mezzo.

Che bei ricordi mi legano a quel veicolo! Ricordo benissimo quando papà  la comprò. Mi sembra di rivedere la scena: “Lo vedo arrivare tutto sorridente e soddisfatto del suo acquisto pedalando col suo fare da gagarone, in sella sulla bicicletta da donna nuova fiammante di color celeste metallizzata”.

A quei tempi una compera del genere era un avvenimento, una conquista, significava benessere, allora ogni piccolo acquisto era un raggiungimento di qualcosa che i miei genitori si erano prefissati e quando riuscivano nel loro intento erano orgogliosi dell’obiettivo raggiunto, rendevano partecipi anche noi bambini del loro appagamento, per cui ne giovavamo tutti. Apprezzavamo al massimo quelle cose che consideravamo preziose, perché erano frutto di tanti sacrifici e tentennamenti. Ricordo bene quanto tempo ci pensavano prima di affrontare una spesa importante ed era per questo che quando arrivava era una vera festa!

“Bisogna farne caso” questa frase mi è rimasta indelebile nella mente, la mamma la pronunciava spesso per qualsiasi oggetto. Anche per i giocattoli, potevamo divertirci con essi sì, ma con delicatezza dovevamo stare attenti a non sciuparli, grazie  al suo concetto di vita di serbare le cose alcuni balocchi me li ritrovo tuttora come: la camerina completa fatta in legno dal mio papà, la macchinina da cucire, la bambola con il  suo passeggino. Li ho messi tutti in esposizione su una mensola nell’andito delle scale e ogni volta che scendo istintivamente mi ci cade l’occhio. Come per incanto, in una frazione di secondo li rivedo tutti nuovi di zecca ai piedi del  mio letto la mattina dell’Epifania, quando ero ancora convinta che fosse la befana a portare i doni.

Mi intenerisco rievocando quei momenti e provo un senso di gratitudine verso la mia mamma che con la sua attenzione di tenere tutto “da conto” fece sì che quei giocattoli dopo tanti anni si preservassero  fino ad oggi.

mamma010Tornando alla bicicletta, ricordo il colore e non la marca. Mi rammento invece bene la bici da uomo di papà che era una “Bianchi” grigia metallizzata. Che bello quando mi montava sulla canna e mi portava a fare un giro. Pedalava forte il “mì pappà”! Altro che Gino Bartali e Fausti Coppi, lui era di gran lunga più veloce! Andava giù in picchiata a tutto spiano, certe volate! Che emozioni!!

Anche a me piaceva andare forte. Provavo gusto a pedalare senza tenere le mani sul manubrio, mi piaceva fare le  corse con le  amiche, mi divertivo a fare lo zig zag sul molo, intorno ai piloni di ormeggio per l’attracco delle navi, rischiando di cadere in mare. Ripensandoci, devo ammettere che ero spericolata e incosciente, avrei potuto farmi male seriamente. Grazie a quelle acrobazie avevo perennemente le ginocchia graffiate e piene di lividi. Però nonostante le cadute continuavo a “filare” lesta, era troppo piacevole, mi entusiasmava tenere quel ritmo spedito!

Purtroppo non posso più provare l’ebrezza della bici quando vorrei, è come se mi fosse stato precluso qualcosa di gioioso, mi manca. D’altronde non si può avere tutto nella vita, mi consolo considerando che sto in un bellissimo posto in collina dove godo di una vista stupenda e questo mi ripaga dalla impossibilità di provare il brivido della bicicletta.

Annamaria

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Pubblicato 28 maggio 2014 da Anna Maria Berni in Uncategorized

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