Archivio per maggio 2015

La volta celeste   2 comments

la volta celesteStamattina ho comperato una penna con l’inchiostro azzurro, è un caso? Chissà perché stasera mi sento ispirata a descrivere il firmamento con una biro celeste.

Sono uscita un attimo in giardino e mi ha colpita particolarmente la serata buia, ho alzato gli occhi al cielo e ho scorto le stelle che in assenza della luna sembravano luminosissime.Venere si mostrava vicinissima e più brillante del solito, sulla sinistra si poteva distinguere benissimo il pianeta Giove con la sua luce fissa e su, più in alto le fulgide stelle. Decoravano lo sfondo le lucciole, con le loro lucine intermittenti apparivano come tante stelline sfavillanti. Che spettacolo! Lo scenario sembrava incantato. La natura ci lascia a bocca aperta, sbalorditi dalla meraviglia e senza parole perché non c’è una risposta a questo affascinante mistero.

Oggi sono stata ad un incontro dove si parlava dell’origine della vita, del big bang, dall’espansione dell’Universo, di come sia potuto accadere questo miracolo. C’erano varie teorie sulla materialità dell’esistenza, ognuno spiegava il suo punto di vista. Ci chiedevamo il senso del nostro vivere su questo piccolissimo pianeta, che vaga nell’Universo estesissimo sempre in movimento insieme agli altri corpi celesti. Da un tempo infinito ruotano tutti nello stesso verso, possibile che non si siano stancati e non abbiano pensato di cambiare rotta?

Non sono volubili come l’uomo che muta facilmente a seconda di come tira il vento, eppure facciamo parte del “tutto” siamo fatti delle stessa essenza. Noi cambiamo, invece il Cosmo continua il suo moto perpetuo, imperturbabile, noncurante dei nostri dilemmi. Perché viviamo, ha un senso la vita, ci sarà un oltre? Stasera guardando quel luccichìo, improvvisamente ho sentito il desiderio di afferrare quella luminosità cosmica per tenerla stretta e tramutarla in un piccolo bagliore di speranza.

Pubblicato 23 maggio 2015 da Anna Maria Berni in Uncategorized

La rondine   2 comments

rondine

“Una rondine non fa primavera!” Invece guarda caso, oggi, il primo giorno caldo della stagione è entrata dalla finestra della mia cucina una rondine. E’ apparsa all’improvviso, lì per lì non ho realizzato di che specie fosse quel volatile, anzi, la cosa mi ha spaventata ed istintivamente ho cercato di coprirmi il capo. Si vede che il film horror, “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock del 1963 mi lasciò un segno. Ricordo mi fece un effetto… La pellicola trattava la rivolta degli uccelli contro l’uomo, una vera ribellione, in quel caso i pennuti erano dei corvi e gabbiani. Le scene erano molto forti e impressionanti, tutte quelle creature alate che attaccavano le persone… rimasi scossa. Naturalmente il film era di fantasia e simbolico. alfred hitchokPuò darsi che il regista fosse lungimirante ed avesse voluto calcare l’avvenimento, come a voler lanciare un monito per il futuro, perché un fatto del genere potrebbe anche avverarsi, visto come trattiamo la natura e di conseguenza il mondo animale. Nel mio caso si trattava solo di una rondinella innocua, poverina… che male avrebbe potuto farmi! Ma è stato più forte di me cercare di proteggermi, mi sono quasi vergognata di quel gesto, giacché non dobbiamo temere gli animali, ma l’uomo.

Quella creaturina era disorientata, aveva perso la cognizione dello spazio? Chissà da quale luogo lontano proveniva! Svolazzava su e giù per la stanza, aveva smarrito il nido? Era un segno? Aveva un messaggio per me? Si dice che nella vita niente è per caso, che non esistono le coincidenze, a tutto c’è una spiegazione, basta osservare attentamente ciò che ci capita attorno, soffermarci e stupirci anche delle cose che possono sembrare banali. Voglio considerare di buon auspicio questa inaspettata visita, un regalo, che questo bellissimo uccellino migratore ha voluto farmi!

Pubblicato 5 maggio 2015 da Anna Maria Berni in Uncategorized

Il treno della fantasia   Leave a comment

treno legno 01Il primo treno di cui conservo memoria è il bellissimo trenino di legno colorato di mio fratello, glielo aveva costruito papà. Era composto dalla locomotiva e due carrozze passeggeri, lo trainava con una corda attaccata alla motrice. Ricordo, teneva moltissimo a quel balocco prezioso, purtroppo glielo rubarono con suo grande dispiacere. Peccato, perché era un piccolo capolavoro modellato dalle mani sapienti di mio padre. Tornando indietro nel tempo ho un flash di quando all’asilo, le suore ci disponevano in fila indiana facendoci cantare questo motivetto: Ecco il treno lungo lungo, che percorre la città, lo vedete, lo sentite, ecco il treno, eccolo qua! Avanti signori che parte il vapore a Roma si va! Ciuf ciuf ciuf…. Ed io con la fantasia galoppavo, immaginavo il trenino che andava lontano lontano, fino in capo al mondo… stazione viareggioSin da bambina mi ha affascinato questo mezzo di trasporto. All’epoca abitavamo a Camaiore e lì il treno non passava, per prenderlo dovevamo andare alla stazione di Viareggio. Era un avvenimento quando la mamma decideva di andare a trovare una zia che abitava a Firenze. Mi rammento bene quella tratta. Dal finestrino del vagone di terza classe, osservavo rapita il panorama che cambiava rapidamente davanti ai miei occhi carichi di stupore e curiosità. Avevo la sensazione che andasse velocissimo, specie quando attraversava la galleria, il rumore delle rotaie aumentava facendolo sembrare più celere, infine sbucava spedito fuori dal tunnel e come una magia riappariva la luce, lo trovavo fantastico! Mi piaceva il fragore dello stridio dei freni, era un suono prolungato, un sibilo acuto che, sembrava volesse anticipare prepotentemente il suo arrivo. La stazione di Santa Maria Novella mi pareva grandissima, con il via vai di gente, i suoni, gli sbuffi di vapore, gli altoparlanti, le campanelle, tutto appariva frenetico e, per mano alla mamma mi sentivo piccolissima ma protetta. Mi saltavano all’occhio gli ottoni lucidissimi che abbracciavano i pilastri della pensilina. Peccato non li lustrino più. Si vede che attualmente non si bada alla bellezza dei particolari. Ogni volta che ritorno a Firenze, vedere quegli ottoni ossidati mi dà un senso di trascuratezza. Il primo viaggio importante che feci, fu quella volta che andai a trovare gli zii. Era il 1959 ed avevo quindici anni, itinerario: Viareggio-Roma. Che emozione partire da sola!  Questa affermazione adesso può far sorridere; ma all’epoca non si viaggiava come oggigiorno ed io mi sentivo così eccitata all’idea di  intraprendere quell’avventura. Partii con un valigione pesante, sembrava un piccolo baule, ma era l’unico di cui i miei disponevano. Il viaggio andò bene anche se scalpitai tutto il tempo per l’impazienza di arrivare. Quando giunsi a destinazione e scesi dal treno, non vedendo subito gli zii, mi prese il panico. La stazione Termini rispetto a quella di Firenze, mi sembrò immensa e strapiena di folla, avevo la sensazione di trovarmi in un’altra dimensione….Un signore che aveva fatto con me il tragitto, vedendomi impaurita, mi disse di non preoccuparmi, che se gli avessi dato l’indirizzo, mi avrebbe accompagnata dei miei parenti… topolino amarantoFinalmente li vidi, mi aspettavano alla fine dei binari, tirai un grosso sospiro di sollievo, tutta contenta corsi ad abbracciarli. Lo zio Alfonso mi tolse subito il valigione di mano, zia Pina mi prese sottobraccio e con allegria ci avviammo verso l’uscita, dove era posteggiata la loro Topolino amaranto”. (Negli anni settanta andava in voga una canzone carina, scritta e cantata da Paolo Conte che faceva così: “Sulla topolino amaranto dai siedimi accanto, che adesso si va… Sulla topolino amaranto si sta ch’è un incanto nel quarantasei…” Ogni volta che l’ascoltavo, mi rivedevo dentro quella simpatica macchinetta con la quale gli zii mi avevano fatto scarrozzare per tutta la città.) Rimasi a Roma un mese. Mi piacque moltissimo la capitale! Ero entusiasta e mi considerai fortunata ad aver avuto l’opportunità di visitarla. Il viaggio di ritorno fu più tranquillo. Ero soddisfatta e compiaciuta di me stessa: avevo conosciuto la “Città Eterna”, viaggiavo da sola, mi sentivo emancipata. Non vedevo l’ora di vantarmene con le amiche, che non si erano mai mosse da Viareggio e tutt’al più erano arrivate fino a Forte dei Marmi in bicicletta. Se chiudo gli occhi rivedo quell’adolescente con la testa tra le nuvole, vestita con una gonna a ruota a pois rosse e maglietta bianca, che canticchiava mentalmente la canzone “Un brivido blu” di Toni Dallara, lasciandosi cullare dalla musica del treno che sferragliava a gran velocità verso la Versilia. La vita mi  portò a lasciare la mia bella provincia. Mi  trasferii ad Anzio con la mia famiglia. In seguito mi sposai e vissi in vari luoghi, per cui ebbi bisogno di spostarmi con il treno. Devo dire che questo veicolo mi è familiare, conosco bene vari percorsi. Nella mia vita c’è stato un particolare curioso legato al treno: ogni volta che lo sognavo, l’indomani puntualmente arrivava alla stazione di Senigallia mia madre, la quale non era solita avvisare, le piaceva sempre farmi le sorprese. Forse si trattava di una cosa trascendentale? Erano segni precognitivi? Chissà….dopo la sua scomparsa non ho più  fatto sogni del genere. Mio padre sopravvisse per otto anni, continuò lui a servirsi del treno per venirmi a trovare. Era bravo nonostante fosse rimasto solo non si perdeva d’animo, quando gli prendeva il ghiribizzo non ci pensava  su due volte, prendeva il treno e via…. Il percorso Viareggio- Senigallia  è scomodo, si deve  cambiare tre volte Papà si sbagliò solo una volta, non si accorse in tempo di essere arrivato e proseguì fino a Falconara. Quella volta si arrabbiò molto dicendo che non avrebbe mai più viaggiato in treno! Invece continuò a farlo fino all’ultimo. Che bello quando andavo a prenderlo in stazione! Mi aspettava sempre tutto sorridente, rivedo la sua figura longilinea:  valigetta nera, pantaloni jeans, berrettino in capo, occhiali da sole, era un bel tipo il mio papà, anche da anziano. Quanti ricordi  ed emozioni  mi suscita il treno…. Adesso non viaggio come prima, non ne ho l’esigenza, i miei genitori non ci sono più e i miei figli abitano nella mia stessa città. Però mi è rimasta la nostalgia di questo affascinante convoglio. Lo consideravo non solo una necessità, ma anche uno svago, quando partivo avevo la sensazione di evadere, di andar via, lontano dalla routine di tutti i giorni e fantasticavo… Mi è rimasto nelle mente il ritmo inconfondibile delle rotaie, è un suono dolce che appartiene al passato, tata-tata- tata-tata…..

Pubblicato 5 maggio 2015 da Anna Maria Berni in Uncategorized