Il treno della fantasia   Leave a comment

treno legno 01Il primo treno di cui conservo memoria è il bellissimo trenino di legno colorato di mio fratello, glielo aveva costruito papà. Era composto dalla locomotiva e due carrozze passeggeri, lo trainava con una corda attaccata alla motrice. Ricordo, teneva moltissimo a quel balocco prezioso, purtroppo glielo rubarono con suo grande dispiacere. Peccato, perché era un piccolo capolavoro modellato dalle mani sapienti di mio padre. Tornando indietro nel tempo ho un flash di quando all’asilo, le suore ci disponevano in fila indiana facendoci cantare questo motivetto: Ecco il treno lungo lungo, che percorre la città, lo vedete, lo sentite, ecco il treno, eccolo qua! Avanti signori che parte il vapore a Roma si va! Ciuf ciuf ciuf…. Ed io con la fantasia galoppavo, immaginavo il trenino che andava lontano lontano, fino in capo al mondo… stazione viareggioSin da bambina mi ha affascinato questo mezzo di trasporto. All’epoca abitavamo a Camaiore e lì il treno non passava, per prenderlo dovevamo andare alla stazione di Viareggio. Era un avvenimento quando la mamma decideva di andare a trovare una zia che abitava a Firenze. Mi rammento bene quella tratta. Dal finestrino del vagone di terza classe, osservavo rapita il panorama che cambiava rapidamente davanti ai miei occhi carichi di stupore e curiosità. Avevo la sensazione che andasse velocissimo, specie quando attraversava la galleria, il rumore delle rotaie aumentava facendolo sembrare più celere, infine sbucava spedito fuori dal tunnel e come una magia riappariva la luce, lo trovavo fantastico! Mi piaceva il fragore dello stridio dei freni, era un suono prolungato, un sibilo acuto che, sembrava volesse anticipare prepotentemente il suo arrivo. La stazione di Santa Maria Novella mi pareva grandissima, con il via vai di gente, i suoni, gli sbuffi di vapore, gli altoparlanti, le campanelle, tutto appariva frenetico e, per mano alla mamma mi sentivo piccolissima ma protetta. Mi saltavano all’occhio gli ottoni lucidissimi che abbracciavano i pilastri della pensilina. Peccato non li lustrino più. Si vede che attualmente non si bada alla bellezza dei particolari. Ogni volta che ritorno a Firenze, vedere quegli ottoni ossidati mi dà un senso di trascuratezza. Il primo viaggio importante che feci, fu quella volta che andai a trovare gli zii. Era il 1959 ed avevo quindici anni, itinerario: Viareggio-Roma. Che emozione partire da sola!  Questa affermazione adesso può far sorridere; ma all’epoca non si viaggiava come oggigiorno ed io mi sentivo così eccitata all’idea di  intraprendere quell’avventura. Partii con un valigione pesante, sembrava un piccolo baule, ma era l’unico di cui i miei disponevano. Il viaggio andò bene anche se scalpitai tutto il tempo per l’impazienza di arrivare. Quando giunsi a destinazione e scesi dal treno, non vedendo subito gli zii, mi prese il panico. La stazione Termini rispetto a quella di Firenze, mi sembrò immensa e strapiena di folla, avevo la sensazione di trovarmi in un’altra dimensione….Un signore che aveva fatto con me il tragitto, vedendomi impaurita, mi disse di non preoccuparmi, che se gli avessi dato l’indirizzo, mi avrebbe accompagnata dei miei parenti… topolino amarantoFinalmente li vidi, mi aspettavano alla fine dei binari, tirai un grosso sospiro di sollievo, tutta contenta corsi ad abbracciarli. Lo zio Alfonso mi tolse subito il valigione di mano, zia Pina mi prese sottobraccio e con allegria ci avviammo verso l’uscita, dove era posteggiata la loro Topolino amaranto”. (Negli anni settanta andava in voga una canzone carina, scritta e cantata da Paolo Conte che faceva così: “Sulla topolino amaranto dai siedimi accanto, che adesso si va… Sulla topolino amaranto si sta ch’è un incanto nel quarantasei…” Ogni volta che l’ascoltavo, mi rivedevo dentro quella simpatica macchinetta con la quale gli zii mi avevano fatto scarrozzare per tutta la città.) Rimasi a Roma un mese. Mi piacque moltissimo la capitale! Ero entusiasta e mi considerai fortunata ad aver avuto l’opportunità di visitarla. Il viaggio di ritorno fu più tranquillo. Ero soddisfatta e compiaciuta di me stessa: avevo conosciuto la “Città Eterna”, viaggiavo da sola, mi sentivo emancipata. Non vedevo l’ora di vantarmene con le amiche, che non si erano mai mosse da Viareggio e tutt’al più erano arrivate fino a Forte dei Marmi in bicicletta. Se chiudo gli occhi rivedo quell’adolescente con la testa tra le nuvole, vestita con una gonna a ruota a pois rosse e maglietta bianca, che canticchiava mentalmente la canzone “Un brivido blu” di Toni Dallara, lasciandosi cullare dalla musica del treno che sferragliava a gran velocità verso la Versilia. La vita mi  portò a lasciare la mia bella provincia. Mi  trasferii ad Anzio con la mia famiglia. In seguito mi sposai e vissi in vari luoghi, per cui ebbi bisogno di spostarmi con il treno. Devo dire che questo veicolo mi è familiare, conosco bene vari percorsi. Nella mia vita c’è stato un particolare curioso legato al treno: ogni volta che lo sognavo, l’indomani puntualmente arrivava alla stazione di Senigallia mia madre, la quale non era solita avvisare, le piaceva sempre farmi le sorprese. Forse si trattava di una cosa trascendentale? Erano segni precognitivi? Chissà….dopo la sua scomparsa non ho più  fatto sogni del genere. Mio padre sopravvisse per otto anni, continuò lui a servirsi del treno per venirmi a trovare. Era bravo nonostante fosse rimasto solo non si perdeva d’animo, quando gli prendeva il ghiribizzo non ci pensava  su due volte, prendeva il treno e via…. Il percorso Viareggio- Senigallia  è scomodo, si deve  cambiare tre volte Papà si sbagliò solo una volta, non si accorse in tempo di essere arrivato e proseguì fino a Falconara. Quella volta si arrabbiò molto dicendo che non avrebbe mai più viaggiato in treno! Invece continuò a farlo fino all’ultimo. Che bello quando andavo a prenderlo in stazione! Mi aspettava sempre tutto sorridente, rivedo la sua figura longilinea:  valigetta nera, pantaloni jeans, berrettino in capo, occhiali da sole, era un bel tipo il mio papà, anche da anziano. Quanti ricordi  ed emozioni  mi suscita il treno…. Adesso non viaggio come prima, non ne ho l’esigenza, i miei genitori non ci sono più e i miei figli abitano nella mia stessa città. Però mi è rimasta la nostalgia di questo affascinante convoglio. Lo consideravo non solo una necessità, ma anche uno svago, quando partivo avevo la sensazione di evadere, di andar via, lontano dalla routine di tutti i giorni e fantasticavo… Mi è rimasto nelle mente il ritmo inconfondibile delle rotaie, è un suono dolce che appartiene al passato, tata-tata- tata-tata…..

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Pubblicato 5 maggio 2015 da Anna Maria Berni in Uncategorized

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