Il papier   Leave a comment

mamma010Era l’estate del 1944. Eravamo sfollati a Torcigliano, una frazione fra le colline nel comune di Camaiore. Papà si recò in paese per sistemare la porta della bottega dove lavorava. Proprio quel giorno i tedeschi rastrellarono lì molti uomini. Quando la mamma lo venne a sapere, subito si preoccupò, lasciò me e mio fratello ad una zia e si precipitò verso Camaiore in cerca di mio padre.

Strada facendo incontrò un giovanotto in bicicletta, costui, vedendo mia madre in preda all’agitazione si offrì di darle un passaggio per un tratto di strada e la fece salire sulla canna. Arrivata: vide tanti uomini stipati nella rimessa degli autobus, guardati a vista dai tedeschi. Si avvicinò e chiese ad alcuni se c’era anche Gianni, il marito, tra loro, gli fecero cenno di no.  Rincuorata, si incamminò verso il centro sperando di trovarlo. Lo vide in via di Mezzo che camminava tutto tranquillo, con gli zoccoli ai piedi e l’aria disinvolta, spingendo il carretto con sopra gli attrezzi da lavoro. C’era solo lui in strada, tutta la gente si era rintanata in casa. La mamma gli andò incontro correndo; raggiuntolo, lo assalì apostrofandolo dandogli del matto, dell’irresponsabile, che non avrebbe dovuto stare allo scoperto, bensì nascondersi.

Papà non si scompose, con il suo fare canzonatorio ribadì che lui aveva il “papier”, quindi poteva stare tranquilla, perché i tedeschi non gli avrebbero fatto nulla. Proseguì il suo cammino imperterrito, senza badare ai rimproveri di mia madre.Il papier era la carta, con la quale dimostrava che aveva lavorato assieme all’esercito germanico, quando ancora erano alleati.  Ebbe fortuna, se avesse trovato un soldato che del papier non gliene importava niente, avrebbero preso anche lui. Quegli uomini furono deportati nei campi di concentramento e molti non fecero ritorno. Ogni volta che ci narravano questo episodio alla fine mia madre commentava ridendo: ecco cosa mi toccava fare per andare a cercare l’incosciente di vostro padre, sapeste quanti pensieri mi dava…

Mi piaceva tanto ascoltare questa storia, la trovavo divertente, la consideravo una bella avventura, perché era così che ce la raccontavano, la interpretavano con enfasi come dei bravi attori. I miei genitori si consideravano fortunati ad essere sopravvissuti alla guerra, nonostante le tribolazioni patite, guardavano al futuro con ottimismo e speranza.

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Pubblicato 23 febbraio 2016 da Anna Maria Berni in Uncategorized

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